L'Insolente Costruttivista

Tradurre è tradire? La parola ai traduttori della Rivista Italiana di Costruttivismo

L'Insolente Costruttivista
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di Elena Bordin – Gruppo Traduzioni della Rivista Italiana di Costruttivismo 

Tradurre è tradire? Cosa vuol dire rimanere fedeli al pensiero di un autore? Cosa posso modificare di un testo scritto, senza snaturarne l’essenza? translationSe lo cambio, rimane sempre lui? Tradimenti, fedeltà, cambiamenti… Se non stessi parlando di traduzioni avrei il dubbio di aver appena iniziato una dissertazione sull’amore e sulle relazioni. Invece, queste sono state le domande che mi hanno accompagnata – e onestamente lo fanno ancora – nell’avventura di creare e sviluppare il lavoro delle Traduzioni per la Rivista Italiana di Costruttivismo, una sfida avvincente e continua che inizialmente non avevo per nulla immaginato.

All’inizio, infatti, pensavo alla grande possibilità – e all’onore – di rendere fruibile in italiano dei lavori cardine del Costruttivismo, attraverso la traduzione di articoli o materiali già editi; al mantenere i contatti con gli autori stessi; alla possibilità di intervistarli e poter venire a conoscenza direttamente da loro della teoria e di come loro stessi ne sono diventati parte e ne hanno canalizzato il flusso.

Ben presto mi sono resa conto di cosa volesse dire tradurre dei testi. Per me ricreare in italiano un testo inglese in un certo senso ha a che fare con una Socialità certosina e chirurgica: non vuol solamente conoscere l’inglese o saper scrivere in italiano. Si tratta dell’abilità e della sensibilità di comprendere cosa l’autore sta dicendo, qual è il suo punto di vista e come si possa proporlo in italiano nel modo più fedele possibile da un lato ma comprensibile e accessibile dall’altro. Infatti la fedeltà e la coerenza per il pensiero di chi scrive spesso possono non andare di pari passo con una traduzione letterale o con la scelta delle parole più comuni.

Invece è pazienza, ricerca, creatività e passione.

Ed è anche responsabilità: quella di essere portavoce del pensiero di un’altra persona, studiando il linguaggio e scegliendo accuratamente il lessico, essendo consapevoli – come Jörn Scheer osserva in un articolo da noi pubblicato nel secondo numero della RIC[1] proprio per la centralità su questo argomento – degli oneri e delle conseguenze del tradurre termini psicologici, perché in un certo senso è come se ci stessimo occupando di significati personali di un individuo.

E portiamo avanti questo lavoro non solo per importanti articoli già editi che, come Segreteria di Redazione, ci sembra importante divulgare in italiano, ma anche per articoli inediti che sempre più spesso i colleghi internazionali inviano alla Rivista. Da questo punto di vista stiamo diventando anche una piattaforma di lancio di nuovi materiali e contributi, e ancora di più, l’attenzione e la creatività sono necessarie.

Ma questo Gruppo non si occupa solamente della traduzione di lavori altrui, infatti curiamo anche il filone delle interviste fatte agli esponenti internazionali. Personalmente trovo le interviste una modalità incredibile per entrare in contatto con gli autori e i teorici del Costruttivismo, come ad esempio i già intervistati Spencer McWilliams, Nora Bateson, Robert Neimeyer, Beverly Walker ma anche Harry Procter, che ospiteremo nel prossimo numero. Ciò che per me è quasi magico è avere la possibilità di andare oltre a ciò che hanno scritto sui libri e avere il privilegio di entrare nelle loro storie, conoscere cos’è il Costruttivismo e la PCP per loro, come ha influenzato le loro vite, come sono arrivati alle loro scoperte e quali sono state le loro esperienze. È un modo per conoscere l’uomo ricercatore che c’è in ognuno di loro, e allo stesso tempo poter continuare la tradizione della Oral History venendo a conoscenza della teoria in un modo un po’ diverso da chi la teoria ha contribuito a crearla o lo sta facendo.

E qui si ritorna alla bellezza del tradurre che permette di essere il tramite, ad esempio attraverso la nostra scelta delle parole o dello stile della traduzione, per poter fare un viaggio nel mondo dell’altro.

I can’t wait for the next journey together!

[1] Scheer, J. (2014). “Lingua congressuale”, costrutti personali e internazionalismo costruttivo. Rivista Italiana di Costruttivismo, 2 (1), pp. 7 – 20.

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