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Il re in fuga, ovvero, l’origine della formattazione

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di Eleonora Belloni – Gruppo Formattazione della Rivista Italiana Costruttivismo

foto formattazioneC’era una volta un re assai saggio che abitava in un castello. Governava da decenni con giustizia e umanità tanto da essere ammirato da tutti. Il re era senza eredi, così un lontano cugino, invidioso e bramoso di potere, per sbarazzarsene e salire al trono, architettò un sortilegio che privò il re del lume della ragione. Il re all’improvviso iniziò a parlare in modo confuso e preso dal panico scappò nella foresta nera a nord del castello. Un gruppo di fidi cercatori si mise sulle sue tracce e presto si rese conto che il passaggio del re creava strane trasformazioni ambientali: invece del lago al centro del bosco trovarono l’ago della spilla reale, al posto dell’acero secolare vicino alla radura, trovarono un alberello tutto lacero. (more…)

Tradurre è tradire? La parola ai traduttori della Rivista Italiana di Costruttivismo

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di Elena Bordin – Gruppo Traduzioni della Rivista Italiana di Costruttivismo 

Tradurre è tradire? Cosa vuol dire rimanere fedeli al pensiero di un autore? Cosa posso modificare di un testo scritto, senza snaturarne l’essenza? translationSe lo cambio, rimane sempre lui? Tradimenti, fedeltà, cambiamenti… Se non stessi parlando di traduzioni avrei il dubbio di aver appena iniziato una dissertazione sull’amore e sulle relazioni. Invece, queste sono state le domande che mi hanno accompagnata – e onestamente lo fanno ancora – nell’avventura di creare e sviluppare il lavoro delle Traduzioni per la Rivista Italiana di Costruttivismo, una sfida avvincente e continua che inizialmente non avevo per nulla immaginato. (more…)

L’errore del sushi

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Qualche giorno fa mi trovavo in un ristorante cino-giapponese che offre ai suoi avventori l’esperienza del kaiten, un nastro trasportatore su cui scorrono dei piattini contenenti varie pietanze: sta al cliente percorrere un proprio ciclo dell’azione per rendere la propria esperienza gastronomica il più soddisfacente possibile. Dopo una prima fase di circospezione in cui si osservano i vari piatti che escono dalla cucina, va operata una prelazione per scegliere quelli che si desidera mangiare, ed infine gustando il proprio piatto si soddisfa la fase del controllo, in cui decidiamo se l’esperienza è da ripetere oppure se è meglio passare ad altro.

Per me il pranzo con il kaiten è un’esperienza che soddisfa la mia aggressività (kelliana) mangereccia. C’è sempre l’occasione di provare qualcosa di nuovo, mai assaggiato prima, con una piacevole sensazione di anticipazione che  accompagna l’attimo prima di addentare un piatto fino a quel momento sconosciuto.

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Sotto il grande ombrello della psicoterapia…

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Nella relazione professionale con l’Altro ci interroghiamo continuamente riguardo gli strumenti “più utili” da utilizzare, per canalizzare nuove esplorazioni e aprire il campo dell’esperienza.

Solitamente preferiamo usare il canale verbale, in cui forse ci sentiamo più allenati e preparati nel nostro cammino professionale.

Ma c’è la possibilità di sperimentarsi anche con altre tecniche all’interno della psicoterapia? Cosa possiamo inserire sotto questo grande ombrello? Le tecniche possono aprire nuove esplorazioni e le canalizzano, o al contrario le condizionano?
Possiamo in terapia sperimentarci con poesie, immagini, giochi….? E come lo proponiamo? Quali sono gli strumenti che più ci piace usare in terapia?

E’ aperto il confronto, la condivisione delle nostre esperienze e idee, per poterci arricchire nelle reciproche differenze.

Marketing e psicoterapia: la discussione è aperta

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Qualche tempo fa sulla pagina online del New York Times mi sono imbattuta in un interessante articolo scritto da una collega psicoterapeuta americana. Nell’articolo, intitolato “What brand is your therapist?”, Lori Gottlieb racconta in maniera molto onesta e autoriflessiva la questione che ogni neo psicoterapeuta contemporaneo si trova ad affrontare: rendere il nostro lavoro un’attività redditizia e che al tempo stesso mantenga la sua integrità etica e professionale. Spesso, tra i professionisti della psicoterapia, “marketing” è quasi una “brutta parola”, che evoca immagini di corporation senza volto votate al profitto. Ma se la psicoterapia si è decisamente evoluta in qualcosa di diverso da quella praticata più di un centinaio di anni fa, anche il “marketing”, o in altre parole “farsi pubblicità” ha assunto significati più ampi, con sperimentazioni di successo anche nel campo del no profit. (more…)

Tornare Alumni sui banchi di scuola

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Come Sezione Alumni ci fa piacere dare a tutti i soci SCI un rimando rispetto all’incontro tenuto dal Prof. Tiziano Trevisan che ci ha visto impegnati come ben testimonia questa foto…
E’ stata questa un’occasione per sperimentare cosa significhi apprendere, in particolare alcune nozioni biologiche (l’evoluzione), usando una metodologia partecipativa e co-costruita che potremmo definire “costruttivista”… ci siamo visti alle prese con disegni, copie, idee e lavori in piccoli gruppi che non solo ci hanno riportato sui banchi di scuola ma ci hanno permesso di far nascere riflessioni e spunti da portare nel nostro lavoro di tutti i giorni e di creare un ponte col mondo “scuola” da noi spesso strutturato…

Ecco la testimonianza di chi ha partecipato: (more…)

Controllo finché…

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Penso ricorrentemente ad una parola: controllo.

Avere controllo, non perdere il controllo, sentirsi soffocati dal controllo… Cos’è dunque il controllo? Interpellando la fenomenologia, potremmo dire che per chi nè è oggetto si tratta di una sensazione fastidiosa e per chi lo opera è un sine qua non. Il controllo si può delineare, allora, come un processo che coinvolge qualcuno che non potrebbe farne a meno per realizzare ciò che è impegnato a fare e qualcun’altro che vorrebbe liberarsene per realizzare ciò che è impegnato a fare. Così, il controllo diventa un dilemma relazionale.

Un esempio: nella casa di fronte a quella dei miei nonni abitavano due vecchietti, Gustavo e Liliana. Entrambi erano molto accorti nel controllare la casa dei miei nonni e tutto ciò che vi accadeva all’esterno ed anche all’interno. Gustavo e Liliana erano un servizio di vigilanza h24 non rischiesto e gratuito. Nulla sfuggiva al loro sguardo indagatore e non appena rilevavano delle discrepanze tra quanto succedeva e quello che loro si aspettavano dovesse succedere, erano pronti a farlo notare con biasimo. (more…)

Nasce L’Insolente Costruttivista

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Quando emerse l’idea di aprire un sito della Società Costruttivista Italiana, ad essa si affianco’ l’entusiasmo di creare uno spazio di condivisione e dialogo in cui ”incontrarsi”.

Tale entusiasmo si e’ poi concretizzato nell’introduzione di un blog.
Ci si chiese quali caratteristiche avrebbe avuto un blog costruttivista…
Come ogni neo-nato, in primo luogo esso necessitava di un nome: l’Insolente Costruttivista.

Come ad ogni neo-nato a cui si attribuisce un nome, inoltre, anche al blog della SCI viene espresso un augurio che lo possa accompagnare nel suo percorso di vita.

In questo caso, il nostro augurio a L’Insolente Costruttivista è che possa maturare uno sguardo di apertura verso il mondo e che non si stanchi mai di vederlo con nuove luci, nuove sfumature, nuovi contrasti che rendano “insolito” il mondo stesso. (more…)