L'Insolente Costruttivista

Il re in fuga, ovvero, l’origine della formattazione

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di Eleonora Belloni – Gruppo Formattazione della Rivista Italiana Costruttivismo

foto formattazioneC’era una volta un re assai saggio che abitava in un castello. Governava da decenni con giustizia e umanità tanto da essere ammirato da tutti. Il re era senza eredi, così un lontano cugino, invidioso e bramoso di potere, per sbarazzarsene e salire al trono, architettò un sortilegio che privò il re del lume della ragione. Il re all’improvviso iniziò a parlare in modo confuso e preso dal panico scappò nella foresta nera a nord del castello. Un gruppo di fidi cercatori si mise sulle sue tracce e presto si rese conto che il passaggio del re creava strane trasformazioni ambientali: invece del lago al centro del bosco trovarono l’ago della spilla reale, al posto dell’acero secolare vicino alla radura, trovarono un alberello tutto lacero. (more…)

Buone Feste e Felice 2016

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BuoneFesteSCI

La Società Costruttivista Italiana augura a tutti Buone Feste e un Felice 2016!

Season’s Greetings from Società Costruttivista Italiana!

Tradurre è tradire? La parola ai traduttori della Rivista Italiana di Costruttivismo

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di Elena Bordin – Gruppo Traduzioni della Rivista Italiana di Costruttivismo 

Tradurre è tradire? Cosa vuol dire rimanere fedeli al pensiero di un autore? Cosa posso modificare di un testo scritto, senza snaturarne l’essenza? translationSe lo cambio, rimane sempre lui? Tradimenti, fedeltà, cambiamenti… Se non stessi parlando di traduzioni avrei il dubbio di aver appena iniziato una dissertazione sull’amore e sulle relazioni. Invece, queste sono state le domande che mi hanno accompagnata – e onestamente lo fanno ancora – nell’avventura di creare e sviluppare il lavoro delle Traduzioni per la Rivista Italiana di Costruttivismo, una sfida avvincente e continua che inizialmente non avevo per nulla immaginato. (more…)

Il “web” dietro la Rivista Italiana di Costruttivismo

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di Marco Ranieri – Referente Sito Web della Rivista Italiana di Costruttivismo

181310023259futureinternetNell’entrare a far parte del gruppo di lavoro che sta alle spalle della Rivista Italiana di Costruttivismo, un aspetto che mi ha stupito è stata la quantità di idee che fin dall’inizio, ed in continuazione, hanno alimentato ed alimentano la Redazione e la vita stessa della Rivista. In questi quasi 3 anni, non ho mai percepito un momento in cui questo clima creativo venisse meno, in cui non ci fosse qualcosa che bollisse in pentola e che richiedesse di essere gestito in qualche modo.

Un motivo che in parte spiega questo clima è sicuramente la cadenza semestrale delle uscite, ed i tempi lunghi e dilatati che il processo di pubblicazione richiede, i quali vanno a costituire un flusso continuo costellato di momenti frequenti che richiedono attenzione e lavoro, sebbene i periodi di massima intensità siano a cavallo della pubblicazione stessa. (more…)

Pubblicizzare la Rivista Italiana di Costruttivismo: La Rivista siamo…

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di Alessandro Busi – Redazione Rivista Italiana di Costruttivismo

Immagine1Chi sei? Che voce hai? Che voce vuoi avere? Con chi vuoi parlare? Che immagine vuoi dare di te? Che immagine vuoi dare di te nelle mail? E su Facebook? E su Linkedin? Perché le persone dovrebbero seguirti?…

Ecco queste sono solo alcune delle domande che, più o meno esplicitamente, mi sono chiesto, prima da solo, poi con la segreteria di redazione e poi ancora assieme a tutto il gruppo con cui curiamo la pubblicità della Rivista Italiana di Costruttivismo, prima di iniziare a pubblicizzarla. Perché scegliere di fare pubblicità per una rivista scientifica è prima di tutto decidere che voce darle, in base anche ai “posti” in cui si vuole essere presenti. Questo vuol dire, per esempio, che la RIC su Facebook ha un modo diverso di raccontarsi rispetto alla RIC su Linkedin, perché le persone a cui si rivolge possono essere in parte diverse e le due piattaforme, avendo finalità diverse, richiedono linguaggi diversi. (more…)

La Rivista Italiana di Costruttivismo: un viaggio “dietro le quinte”

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di Chiara Centomo – Caporedattore

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Tre anni fa, quando ho accettato la proposta di creare una rivista scientifica in italiano dedicata alla diffusione del Costruttivismo, mi era chiaro che si trattava di un’enorme sfida e di una preziosa opportunità, anche se non sapevo ancora in che modo.

Sfide e opportunità si sono delineate solo nel tempo, man mano che – radunato il primo, appassionato gruppo di collaboratori – ci siamo confrontati con le necessità, gli imprevisti e le soddisfazioni che il lavoro redazionale ha portato con sé. (more…)

Azzurro o rosa? La segregazione di genere nei giocattoli

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Andando a comprare l’uovo di Pasqua per mio nipote quest’anno mi sono soffermata di più a leggere le indicazioni sulle confezioni: uovo per “Lui” e uovo per “Lei”. Per i maschietti supereroi, costruzioni e automobili, per le bimbe bambole, fatine e trucchi, il tutto rigorosamente diviso tra azzurro e rosa. Ma che messaggio stiamo mandando esattamente ai nostri bambini? E quali sono le conseguenze di questa apparentemente innocente divisione?

Nel 2011 nel Regno Unito la neuropsichiatra Laura Nelson ha promosso una campagna affinché i negozi della catena Hamley (molto popolare oltremanica), togliessero dalle proprie corsie la divisione tra maschi e femmine e si limitasse a mantenere una segnaletica che desse indicazioni solo sui diversi tipi di giocattoli presenti. La campagna ha avuto successo ed ora altri negozi stanno continuando su questa strada.

Una adolescente statunitense, Antonia Ayres-Brown, dal 2008 sta conducendo una campagna contro Mc Donald’s, affinché la celebre catena di fast food distribuisca gli Happy Meal ai propri piccoli clienti chiedendo una preferenza diretta su quale giocattolo vogliano, e non se è per “bambino” o “bambina”. Antonia ha recentemente vinto la sua battaglia e McDonald’s si è impegnata a cambiare la propria policy di distribuzione dei giocattoli. (more…)

Il terapeuta equilibrista

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E’ stato pubblicato il DSM 5, il manuale di riferimento per la diagnosi dei disturbi psichiatrici a cura dell’APA (American Psychiatric Association). Anche se a livello mondiale non è l’unico testo di riferimento per la diagnosi in psichiatria (in alcune nazioni si usa in prevalenza l’ICD – International Classication of Diseases), è difficile ignorare il ruolo che assume nel tracciare la linea tra cosa è “sano” e cosa è “malato”, e non solo negli ambienti sanitari ma anche nel senso comune.

In un articolo apparso sull’edizione italiana dell’Huffington Post ad inizio 2013, la collega Giuliana Proietti, ripercorre la strada che ha portato l’APA a questa quinta edizione del manuale e propone alcune analisi. Una di queste riguarda il fatto che l’APA nasce in ambito statunitense, e per questo è fortemente influenzato dal sistema sanitario basato sulle assicurazioni (anche se è in atto un tentatativo di riforma). In altre parole, inserire o togliere un disturbo nel DSM significa che un gruppo di persone che rientrano sotto l’ombrello di una certa diagnosi possono vedere coperte in parte o in toto le spese per la propria terapia, mentre altre dovranno pagarsela di tasca propria. (more…)

L’errore del sushi

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Qualche giorno fa mi trovavo in un ristorante cino-giapponese che offre ai suoi avventori l’esperienza del kaiten, un nastro trasportatore su cui scorrono dei piattini contenenti varie pietanze: sta al cliente percorrere un proprio ciclo dell’azione per rendere la propria esperienza gastronomica il più soddisfacente possibile. Dopo una prima fase di circospezione in cui si osservano i vari piatti che escono dalla cucina, va operata una prelazione per scegliere quelli che si desidera mangiare, ed infine gustando il proprio piatto si soddisfa la fase del controllo, in cui decidiamo se l’esperienza è da ripetere oppure se è meglio passare ad altro.

Per me il pranzo con il kaiten è un’esperienza che soddisfa la mia aggressività (kelliana) mangereccia. C’è sempre l’occasione di provare qualcosa di nuovo, mai assaggiato prima, con una piacevole sensazione di anticipazione che  accompagna l’attimo prima di addentare un piatto fino a quel momento sconosciuto.

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Sotto il grande ombrello della psicoterapia…

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Nella relazione professionale con l’Altro ci interroghiamo continuamente riguardo gli strumenti “più utili” da utilizzare, per canalizzare nuove esplorazioni e aprire il campo dell’esperienza.

Solitamente preferiamo usare il canale verbale, in cui forse ci sentiamo più allenati e preparati nel nostro cammino professionale.

Ma c’è la possibilità di sperimentarsi anche con altre tecniche all’interno della psicoterapia? Cosa possiamo inserire sotto questo grande ombrello? Le tecniche possono aprire nuove esplorazioni e le canalizzano, o al contrario le condizionano?
Possiamo in terapia sperimentarci con poesie, immagini, giochi….? E come lo proponiamo? Quali sono gli strumenti che più ci piace usare in terapia?

E’ aperto il confronto, la condivisione delle nostre esperienze e idee, per poterci arricchire nelle reciproche differenze.